erano gli anni 70, odore di punk, odore di rabbia e spranghe sotto i cappotti... |
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What I Love1. tornato single
2. Il Che, Mandela, Malcom X,Salvator Alende Gino Strada, Il Sub Comandante Marcos e L'Esercito Zapatista Di Rivoluzion Nazionale, il 25 aprile e il 1° maggio a Roma 3. I compagni sparsi x l'italia ke ho conosciuto o ke non ho ancora conosciuto (un saluto affettuoso all'SG dell'Umbria, Continuate così compagni) 4. Le persone ke nn ti giudicano x come sembri ma cercano di capire come 6 veramente 5. I Nirvana, I Modena City Ramblers, La Banda Bardò, Gli SKA-P, Bella Ciao I Vanillina, Gli Apre La Class, Gli Addicted,la Famiglia Rossi,la Banda Bassotti, la musica SKA-CORE,Cuba, Praga, Amsterdam, Berlino, Dublino e l'Irlanda, Roma, Firenze, What I Hate1. La guerra
2. il razzismo e i pregiudizi 3. i grandi potenti del mondo ke fanno solo i loro interessi senza pensare alle conseguenze 4. Berlusconi, bossi e tutti quelli stronzi di destra e dell'estrema sinistra x esempio brigate rosse, carc, e presunti fronti comunisti combattenti. La vera lotta nn si fà cosi. 5. L'ordine precostituito, il calcio adesso che è diventato una macchina per fare soldi, quelli che inquinano che maltrattano e abbandonano gli animali, LE PELLICCE, e le retate in dei kaski in rocca il sabato sera COMPAGNI CHE RESISTONO....NOMI E NUMERII NOMI ED I NUMERI
Una volta l’anno, proprio nel primo giorno di primavera, quando il caldo, le belle giornate, fanno nuovamente capolino sulle nostre esistenze, tantissimi uomini e donne, personaggi più o meno famosi, gente comune, giovani impegnati, bambini, associazioni e intere scuole, si ritrovano in una piazza italiana. Una piazza sempre diversa. E, uno dopo l’altro senza fermarsi, si alternano sul palco leggendo i nomi di tutte le vittime delle mafie affinché non restino solo dei numeri di un triste elenco, ma rivivano sulla bocca di chi li pronuncia perché a loro sia restitutita dignità. I nomi sono tantissimi. Alcuni noti, altri sconosciuti: da Giovanni Falcone a Pio La Tore, da Giuseppe Impastato a Lenin Mancuso, da Emanuela Loi a Boris Giuliano. Per poi arrivare a quelli mai uditi e che, tristemente, forse dimenticherai subito dopo averne ascoltato un altro. Oggi, invece, sui giornali leggiamo 115. Non centoquindici nomi, ma proprio 115: il numero. Un numero che ad oggi sintetizza le vittime di una guerra scatenata dalla camorra per le strade di Napoli. Una guerra che pare, addirittura, esser mossa da un solo clan che sta regolando i conti al proprio interno. Ma se i nomi si dimenticano, i numeri no. Dire 115 pone dei dubbi, inquieta, scuote e volenti o nolenti costringe a dare delle risposte. Così, il Governo italiano si è improvvisamente accorto che esiste ancora la criminalità organizzata. E pensare che qualcuno lo sosteneva da tempo! Scattano con procedure d’emergenza. Si sono accorti della camorra. Forse domani si ricorderanno di Cosa Nostra (… beh…qualcuno non si è mai dimenticato degli amici…). De Andrè già cantava: “Prima pagina 20 notizie, 21 ingiustizie e lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna e poi getta la spugna con gran dignità!”. Certo che anche a sinistra avremmo bisogno di una forte autocritica. Non è stato fatto abbastanza. Una grande forza della sinistra avrebbe dovuto, in questi anni, condurre una lotta davvero radicale contro le mafie e ad ogni loro tentativo di infiltrazione. Avrebbe dovuto portare, nella propria discussione interna, questo tema come il primo dei punti per una nuova efficace, futura, azione di governo. Ma in questi anni, sembrava che parlare di “mafie” facesse perdere consensi e così… Napoli!!! Napoli sotto assedio della camorra. Ora anche dei giornali. E, tra un po’, anche dell’esercito. Sì perché “in casi di emergenza” si può ricorrere all’esercito. Ma dov’erano il governo, i giornali e le televisioni quando la camorra, in silenzio,continuava come sempre, a governare la città? Dov’erano quando il racket, l’usura, la minaccia, lo spaccio, il controllo del territorio non facevano “notizia”? Chi si assume la responsabilità di 10 anni di silenzio sul ritorno, in grande stile, del dominio delle mafie sulle popolazioni del mezzogiorno d’Italia? Nel silenzio hanno fatto affari, colluso, corrotto, controllato, deciso, tenuto nel bisogno le popolazioni, gestito acqua, trasporti e sanità. Hanno fermato la crescita, costretto i giovani alla fuga o a chinare la testa. Intanto, qualcuno, nel silenzio, nell’ombra, continuava a lavorare. Chi si assume la responsabilità dl licenziamento di Tano Grasso da commissario antiracket? E chi lo ha sostenuto nelle battaglie che proprio a Napoli, insieme al Comune, ha deciso di combattere in questi anni? E i ragazzi, i sacerdoti di libera, che operano in quartieri come S.Giovanni, e che due anni fa il ministro Moratti non riteneva “idonei” per parlare di legalità a scuola? Questo Governo ha responsabilità enormi su tutto ciò. Anche se una volta l’anno commemora le vittime e piange. Le dichiarazioni irresponsabili dei suoi esponenti, il numero enorme di penalisti difensori di mafia presenti in parlamento, i condoni, le leggi ad personam, le dichiarazioni sull’evasione fiscale, il messaggio generale di impunità, l’attacco costante e delegittimante alla magistratura ed ai collaboratori di giustizia, le menzogne sui processi eccellenti, sono l’humus politico nel quale le nuove mafie sono cresciute rigogliose. Il disagio sociale, il bisogno, la disperazione, l’assenza di risposte concrete da parte dello Stato, sono invece le condizioni che portano i cittadini ad accettare questo stato di cose. La mobilitazione, l’impegno, la volontà dei più o meno giovani, il dialogo, l’associazionismo, la cultura, sono le basi perché, accanto al lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine, nasca e cresca una nuova resistenza alle mafie che impegni la politica (tutta la classe politica!) a riportare la lotta per la legalità al centro di ogni prospettiva di sviluppo. Ed è a questo che, come organizzazione giovanile, con grande impegno e ritrovata passione stiamo cercando di riportare all’attenzione della nostra generazione. In modo che si possano dimenticare i numeri, e ricordare finalmente i nomi. In un elenco che abbia un fine. Otello Piccoli responsabile legalità Sinistra giovanile nazional LinkDicono di meSporco comunista, ateo, alcolizzato, sembri un barbone (Vanno per la maggiore)
Qual cuno dice simpatico, utopico, e pieno di responsabilità Altri skizzofrenico con manie di onnipotenza e pericoloso x se e per gli altri... Sogni nel cassettoRESISTERE, RESISTERE, RESISTERE
Vi aggiare per il mondo e sapere ke noi siamo riusciti a cambiarlo... La verità su Genova... 20/2 1 luglio 2001 NOI NON DIMENTICHIAMO CANZONI DI LOTTAContessa
Che roba contessa all'industria di Aldo, han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti, volevano avere i salari aumentati, dicevano pensi, di essere sfruttati. E quando è arrivata la polizia quei quattro straccioni han gridato più forte, di sangue han sporcato i cortili e le porte, chissà quanto tempo di vorrà per pulire. Compagni dai capi e dalle officine prendete la falce e portate il martello scendete giù in piazza e picchiate con quello scendete giù in piazza e affossate il sistema. Voi gente per bene che pace cercate, la pace per fare quello che voi volete, ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra, vogliamo vedervi finire sottoterra. Ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato, nessuno più al mondo dev'essere sfruttato. Sapesse contessa cHe cosa mi ha detto un caro parente dell'occupazione, che quella gentaglia rinchiusa là dentro di libero amore facea professione. Del resto mia cara, di che si stupisce, anche l'operaio vuole il figlio dottore e pensi che ambiente ne può venir fuori, non c'è più morale contessa. Se il vento fischiava ora fischia più forte, le idee di rivolta non sono mai morte, se c'è chi lo afferma non state a sentire è uno che vuole soltanto tradire. Se c'è chi lo afferma sputategli addosso, la bandiera rossa ha gettato in un fosso. Bella Ciao Una mattina mi son svegliato O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao una mattina mi son svegliato e ho trovato l'invasor. O partigiano portami via O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao o partigiano portami via che mi sento di morir. E se io muoio da partigiano O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao e se io muoio da partigiano tu mi devi seppellir Seppellire lassù in montagna O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao Seppellire lassù in montagna sotto l'ombra di un bel fior E le genti che passeranno O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao e le genti che passeranno mi diranno che bel fior Questo è il fiore del partigiano O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao questo è il fiore del partigiano morto per la libertà. 40 anniHo quarant'anni qualche acciacco troppe guerre sulle spalle
Troppo schifo per poter dimenticare Ho vissuto il terrorismo stragi rosse stragi nere Aereoplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni Ho visto gladiatori sorridere in diretta i pestaggi dei nazisti e della nuova destra Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze E anarchici distratti cadere giù dalle finestre Ma ho un armadio pieno d'oro di tangenti e di mazzette Di armi e munizioni di scheletri e di schifezze Ho una casa piena d'odio, di correnti e di fazioni Di politici corrotti, i miei amici son pancioni, Puttanieri, faccendieri e tragattini Sono gobbi e son mafiosi massoni piduisti e celerini. Ho quarant'anni spesi male fra tangenti e corruzioni Ho comprato ministri faccendieri e giornalisti Ho venduto il mio di dietro ad un amico americano E adesso cerco un'anima anche di seconda mano Ma ho un armadio pieno d'oro di tangenti e di mazzette Di armi e munizioni di scheletri e di schifezze Ho una casa piena d'odio, di correnti e di fazioni Di politici corrotti, i miei amici son pancioni, Puttanieri, faccendieri e tragattini Sono gobbi e son mafiosi massoni piduisti e celerini. Ho quarant'anni ed un passato non proprio edificante Ho massacrato Borsellino e tutti gli altri Ho protetto trafficanti e figli di puttana E ho comprato voti a colpi di lupara Ma ho scoperto l'altro giorno guardandomi allo specchio Di essere ridotta ad uno straccio Questo male irreversibile mi ha tutta divorata È un male da garofano e da scudo crociato Ma ho un armadio pieno d'oro di tangenti e di mazzette Di armi e munizioni di scheletri e di schifezze Ho una casa piena d'odio, di correnti e di fazioni Di politici corrotti, i miei amici son pancioni, Puttanieri, faccendieri e tragattini Sono gobbi e son mafiosi massoni piduisti e celerini. Poesie di nerudaNON SOLO IL FUOCO
Ahi, sì, ricordo, ahi, i tuoi occhi chiusi come pieni dentro di luce nera, tutto il tuo corpo come una mano aperta, come un grappolo bianco della luna, e l'estasi, quando un fulmine ci uccide, quando un pugnale ci ferisce nelle radici e una luce ci spezza la chioma, e quando di nuovo torniamo alla vita, come uscissimo dall'oceano, come tornassimo feriti dal naufragio tra le pietre e l'alghe rosse. Ma altri ricordi esistono, non solo fiori dell'incendio, ma piccoli germogli che compaiono d'improvviso quando vado nei treni o nelle strade. Ti vedo che lavi i miei fazzoletti, che appendi alla finestra i miei calzini rotti, vedo la tua figura in cui tutto, tutto il piacere come una fiammata cadde senza distruggerti, di nuovo, donnina d'ogni giorno, di nuovo essere umano, umilmente umano, superbamente povero, come devi essere perché tu sia non la rapida rosa che la cenere dell'amore dissolve, ma tutta la vita, tutta la vita con sapone ed aghi, con l'aroma che amo della cucina che forse non avremo in cui la tua mano, tra le patate fritte e la tua bocca, che nell'inverno canta, mentre arriva l'arrosto, saran per me la permanenza della felicità sopra la terra. Ahi, vita mia, non solo il fuoco tra noi arde, ma tutta la vita, la semplice storia, l'amore semplice di una donna e d'un uomo uguali a tutti gli altri. EPITALAMIO Ricordi quando d' inverno giungemmo all'isola? Il mare verso di noi innalzava una coppa di freddo. Alle pareti i rampicanti sussurravano lasciando cadere foglie oscure al nostro passaggio. Anche tu eri una Piccola foglia che tremava sul mio petto. Il vento della vita ti pose lì. Dapprima non ti vidi; non seppi che camminavi con me, finché le tue radici perforarono il mio petto, s'unirono ai fili del mio sangue, parlarono per la mia bocca, fiorirono con me. Così fu inavvertita la tua presenza, foglia o ramo invisibile e il Mio cuore d'improvviso si Popolò di frutti e di suoni. Abitasti la casa che t'attendeva oscura, e allora accendesti le lampade. Ricordi, amor mio, i nostri primi passi nell'isola? Le pietre grige ci riconobbero, le raffiche della pioggia, le grida del vento nell' ombra. Ma il fuoco fu il nostro unico amico, vicino ad esso stringemmo con quattro braccia, nell'inverno, il dolce amore. Il fuoco vide crescere nudo il nostro amore fino a toccare stelle nascoste, e vide nascere e morire il dolore come una spada spezzata contro l'amore invincibile. Ricordi, oh addormentata nella mia ombra, come da te cresceva il sonno, dal tuo petto nudo, aperto con le sue cupole gemelle, verso il mare, verso il vento dell'isola, e come io nel tuo sogno navigavo libero, nel mare e nel vento, legato e sommerso tuttavia all'azzurro volume della tua dolcezza? O dolce, dolce mia, mutò la primavera i muri dell'isola. Apparve un fiore come una goccia di sangue color d'arancia, poi i colori scaricarono tutto il loro peso puro. Il mare riconquistò la sua trasparenza, la notte su nel cielo mise in mostra i suoi grappoli, e ormai tutte le cose sussurrarono il nostro nome d'amore; pietra a pietra dissero il nostro nome e il nostro bacio. L'isola di pietra e di muschio risuonò nel segreto delle sue grotte come nella tua bocca il canto, e il fiore che nasceva tra gli interstizi della pietra con la sua sillaba segreta disse mentre passavi il tuo nome di pianta bruciante, e la scoscesa roccia innalzata come il muro del mondo riconobbe il mio canto, beneamata, e tutte le cose dissero il tuo amore, il mio amore, amata, perché la terra, il tempo, il mare, l'isola, la vita, la marea, il germe che dischiude le sue labbra nella terra, il fiore divoratore, il movimento della primavera, tutto ci riconosce. Il nostro amore è nato fuori delle pareti, nel vento, nella notte, nella terra, e per questo l'argilla e la corolla, il fango e le radici sanno come ti chiami, e sanno che la mia bocca si unì alla tua perché nella terra ci seminarono insieme solo senza che noi lo sapessimo, e che cresciamo insieme e insieme fioriamo, e per questo quando passiamo il tuo nome è nei petali della rosa che cresce nella pietra, il mio nome È nelle grotte. Tutti lo sanno, non abbiamo segreti, siamo cresciuti insieme, ma non lo sapevamo. Il mare conosce il nostro amore, le pietre dell'altura rocciosa sanno che i nostri baci fiorirono con purezza infinita, come una bocca scarlatta albeggia nei loro interstizi: così conoscono il nostro amore e il bacio che uniscono la tua bocca e la mia in un fiore eterno. Amore mio, la primavera dolce, fiore e mare, ci circondano. Non la scambiamo per il nostro inverno, quando il vento incominciò a decifrare il tuo nome che oggi ripete a tutte l'ore, quando le foglie non sapevano che tu eri una foglia, quando le radici non sapevano che tu mi cercavi nel mio petto. Amore, amore, la primavera ci offre il cielo, ma la terra oscura È il nostro nome, il nostro amore appartiene a tutto il tempo e alla terra. Amandoci, il mio braccio sotto il tuo collo d'arena, aspetteremo come cambiano la terra e il tempo nell'isola, come cadono le foglie dei rampicanti taciturni , come se ne va l'autunno dalla finestra rotta. Ma noi stiamo attendendo il nostro amico, il nostro amico dagli occhi rossi, il fuoco, quando di nuovo il vento scuoterà le frontiere dell'isola e disconoscerà il nome di tutti, l'inverno ci cercherà, amor mio, sempre, ci cercherà, perché lo conosciamo, perché non lo temiamo, perché abbiamo con noi il fuoco per sempre. Abbiamo la terra con noi, per sempre, la primavera con noi, per sempre, e quando si staccherà dai rampicanti una foglia, tu sai amor mio che nome sta scritto su quella foglia, un nome che è il tuo ed è il mio, i nostri nomi d'amore, un solo essere la freccia che trapassò l'inverno, l'amore invincibile, il fuoco dei giorni, una foglia che mi cadde sul petto, una foglia dell'albero della vita che fece nido e cantò, che mise radici che diede fiori e frutti. Così vedi, amor mio, come vado per l'isola, Per il mondo, sicuro in mezzo alla primavera, pazzo di luce nel freddo, camminando tranquillo nel fuoco, sollevando il tuo peso di petali tra le mie braccia, come se mai avessi camminato se non con te, anima mia, come se non sapessi camminare se non con te, come se non sapessi cantare se non quando tu canti. NOTTE NELL'ISOLA Tutta la notte ho dormito con te vicino al mare, nell'isola. Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno, tra il fuoco e l'acqua. Forse assai tardi i nostri sogni si unirono, nell'alto o nel profondo, in alto come rami che muove uno stesso vento, in basso come rosse radici che si toccano. Forse il tuo sogno si separò dal mio e per il mare oscuro mi cercava, come prima, quando ancora non esistevi, quando senza scorgerti navigai al tuo fianco e i tuoi occhi cercavano ciò che ora - pane, vino, amore e collera - ti do a mani piene, perché tu sei la coppa che attendeva i doni della mia vita. Ho dormito con te tutta la notte, mentre l'oscura terra gira con vivi e con morti, e svegliandomi d'improvviso in mezzo all'ombra il mio braccio circondava la tua cintura. Né la notte né il sonno poterono separarci. Ho dormito con te e svegliandomi la tua bocca uscita dal sonno mi diede il sapore di terra, d'acqua marina, di alghe, del fondo della tua vita, e ricevetti il tuo bacio bagnato dall'aurora, come se mi giungesse dal mare che ci circonda BIANCA APE RONZI. Bianca ape ronzi, ebbra di miele, nella mia anima e ti pieghi in lente spirali di fumo. Sono il disperato, la parola senza eco, colui che tutto perse, e colui che tutto ebbe. Ultima gómena, scricchiola in te la mia ansietà ultima. Nella mia terra deserta sei l'ultima rosa. Ah silenziosa! Chiudi i tuoi occhi profumati. Lì aleggia la notte. Ah denuda il tuo corpo di statua timorosa. Possiedi occhi profondi dove la notte aleggia. Fresche braccia di fiore e grembo di rosa. I tuoi seni rassomigliano alle conchiglie bianche. Sul tuo ventre è venuta a dormire una farfalla d'ombra. Ah silenziosa! Ecco la solitudine da dove sei assente. Piove. Il vento del mare caccia gabbiani erranti. L'acqua va scalza per le strade bagnate. Da quell'albero si lamentano, come infermi, le foglie. Bianca ape, assente, ancora ronzi nella mia anima. Rivivi nel tempo, sottile e silenziosa. Ah silenziosa! | 21 Dicembre 2005
perirò all'inferno x questo?![]() da indymedia.org questo è x ribadire il mio anticlericalismo... e l'odio viscerale x i papaboys!!!!!!!!!!!! 03 Giugno 2005
pubblicato con un pò di ritardo... dall' eco di bergamoUn incendio doloso nella notte ha danneggiato la porta d'ingresso del cinema Alba Blobhouse di via Biava a Bergamo. Le fiamme sono partite dallo zerbino in plastica sul quale è stato probabilmente versato liquido infiammabile: il calore ha danneggiato anche la porta. Il cinema ospita questa sera un incontro del gruppo Bergamo antifascista: l'ipotesi di un legame fra il rogo e questo appuntamento potrebbe essere possibile.
Tanto che il sindaco di Bergamo, Roberto Bruni, nel pomeriggio ha rilasciato la seguente dichiarazione. «Condanno questo ennesimo atto di violenza vigliacca ed esprimo la preoccupazione mia e dell’intera amministrazione per episodi di questo tipo che cominciano a essere oramai troppo numerosi per una convivenza pacifica in città. Confido che la magistratura faccia piena luce su queste vicende». Tornando al rogo, il calore ha danneggiato anche la porta, rompendo i vetri e deformando gli infissi. Le fiamme sono state segnalate ai vigili del fuoco intorno alle 2.30 del mattino, e sono state spente. Sul posto sono intervenute per le indagini le pattuglie della Digos della Questura. I danni ammontano a circa 1.500 euro, conteggiando anche il muro annerito dal fumo. I responsabili del cinema hanno confermato che l'incontro in programma questa sera alle 21 si terrà regolarmente: interverranno Valerio Marchi (consulente scientifico del Progetto ultrà della Commissione europea sul razzismo), Saverio Ferrari (ricercatore dell'Osservatorio Democratico sulle nuove destre), AntifaUniPd (gruppo antifascista dell'Università di Padova). Il progetto Torretta.Z (centro sociale Pacì Paciana) presenterà la video-inchiesta Istantanea d'altri tempi (in corsa alla rassegna cinematografica Corto Potere). 11 Maggio 2005
bellissimo articolo di giuliano giuliani. da www.unita.itÈ giusto parlare ancora di Genova
di Giuliano Giuliani Parlare ancora di Genova? Sì, ogni tanto è giusto farlo. Per un dovere di memoria. Per il diritto alla verità. Per il rispetto verso chi è stato ammazzato ingiustamente e martoriato nel corpo. Per il risarcimento morale di chi è stato massacrato di botte senza il minimo motivo, umiliato, offeso, privato dei diritti essenziali. Per individuare le responsabilità e colpirle con gli strumenti severi della democrazia. Perché come cittadini di questo paese abbiamo il diritto di sapere da chi siamo tutelati e controllati e non solo da chi siamo governati. Tra tanti forse e tanti distinguo, tra molte capriole verbali e qualche tardiva autocritica, si è fatta strada la convinzione che Genova abbia rappresentato simbolicamente il punto alto del governo della destra e dei corpi collaterali: adesso comandiamo noi e facciamo quello che vogliamo (magari con un irridente riferimento a Napoli: “Quella è stata una barzelletta!”). Lo aveva sintetizzato bene Gianfranco Fini la sera stessa di quel 20 luglio, quando, in barba alle abluzioni di Fiuggi e con la faccia arcigna dell'abituale militanza, preannunciò la sentenza: legittima difesa. Poco importa che in quella giornata si fosse intrattenuto per intere ore nei luoghi in cui si dirigeva il disordine pubblico: a portare solidarietà, stando alle sue dichiarazioni; a verificare che le cose si stessero svolgendo come erano state predisposte, secondo le mie maliziose deduzioni. Insieme a questa convinzione se ne è andata consolidando un'altra: Genova segna, per la destra, l'inizio del declino. Sì, perché faticosamente, lentamente, vincendo pigrizie e tentennamenti, documentando, parlando con la gente, e nonostante le menzogne dell'informazione “ufficiale”, giù giù fino ai punto e a capo, una parte significativa del paese è andata oltre il legittimo sentimento di solidarietà umana e si è convinta di come quelle giornate avessero denunciato esplicitamente la volontà di intaccare nel profondo le regole della democrazia. Si è cioè disvelata la verità politica, anche se non si era voluto affermare la verità giudiziaria in un'aula di tribunale. D'altra parte siamo soltanto a meno di quattro anni, e non ai trentacinque e mezzo di Piazza Fontana, di che ci lamentiamo! E tuttavia, anche qui, qualcosa si muove. Nel processo in corso a Genova contro venticinque persone accusate di devastazione e saccheggio (pena prevista da otto a quindici anni) si stanno interrogando come testimoni dell'accusa alcuni protagonisti di piazza Alimonda ed emergono novità interessanti e sconcertanti. Cito alcuni esempi. Al giovane carabiniere che dice di essere insieme a Placanica viene mostrata la fotografia in cui si vede il defender che si allontana passando sul corpo di Carlo. Si notano nettamente la mano di chi ha appena sparato e una persona che copre lo sparatore, ma lui dice che non era sopra e che la mano non è sua. Di grazia, ci vorranno dire chi era il quarto uomo? L'autista, fra centinaia di non ricordo, confessa e ribadisce che prima di andare all'ospedale il defender è passato dal comando provinciale dell'Arma, dove tutti e tre sono stati medicati e curati, tanto per risolvere in famiglia la questione dei referti. Tutto secondo norma? Ancora. Un comandante di reparto racconta che dovevano contenere l'avanzata dei manifestanti e che c'era tensione (stiamo parlando della decina di minuti prima dell'uccisione di Carlo). Foto e filmati dimostrano l'esatto contrario: nessuna avanzata e nessuna tensione, ma dimostrano anche che l'attacco di fianco al corteo dei disobbedienti (autorizzato ma attaccato da ore) è manovra insensata, che dura meno di un minuto, si conclude con una precipitosa e disordinata ritirata del contingente e configura una specie di trappola che culmina con gli spari mortali. Di grazia, ci vorranno spiegare perché? Tuttavia in quella manovra si consuma un episodio fuori ordinanza. Il funzionario di polizia che comanda la piazza raccoglie i sassi e li rilancia, per sua stessa ammissione, contro i manifestanti. Ancora. Lo stesso funzionario, resosi prontamente esperto in materia, parla di un sasso. Non è un sasso qualunque. È quello che, vicino alla testa di Carlo disteso sul selciato e circondato da un fitto cordone di carabinieri e poliziotti, prima non c'è e poi compare. È quello che volevano buttare via ma che una quanto mai tempestiva istanza della parte lesa ha fatto conservare presso l'ufficio dei corpi di reato. È il sasso con cui i carabinieri spaccano la fronte di Carlo, una obbrobriosa applicazione della legge del taglione (girava voce fra la truppa, falsa come tante altre, che un carabiniere fosse in fin di vita per una sassata di un manifestante). È il sasso che fa venire in mente a quello stesso funzionario di attribuire la morte di Carlo a un incolpevole manifestante (”bastardo, ti ho visto, tu l'hai ucciso, con il tuo sasso…”). Grande performance, complimenti! Il guaio è che una serie di fotografie dimostrano senza dubbio alcuno che la sceneggiata ha inizio quando la telecamera si è assestata per la ripresa e quando giornalista e operatore hanno ricevuto il placet dopo essere stati aggrediti verbalmente da un carabiniere. Di grazia, lo vogliamo almeno designare per un Oscar? D'altra parte la storia dell'uccisione da parte di un sasso tirato da un manifestante dura un bel po' di tempo. Alle 18.04, trentasette minuti dopo, ne parlano ancora via radio i più alti comandanti dei CC sulla piazza. Sono tutte cose già note, ma è importante che trovino conferma in un'aula di tribunale. Altre ancora potrebbero emergere, se tutti quelli che sanno si decidessero a parlare. C'è chi ancora non lo ha fatto, e sarebbe tenuto a farlo per il mestiere che fa. Perché non parla quel poliziotto che prende a manganellate un carabiniere nella stessa scena di piazza Alimonda? Perché non parla quell'ufficiale dei CC che assiste alle scene più orrende? Mi riferisco soprattutto agli operatori dell'informazione, a quelli che hanno visto ma continuano a tacere e sono rimasti indifferenti anche al nobile appello del presidente Ciampi di tenere la schiena dritta. Piegarla perché “si ha famiglia” non è un bel modo di onorare il motivo dell'abiura alla propria dignità. Sono cose note, ma anche pezzi di una trama che va svelata fino in fondo, per le necessarie misure di ripristino della legalità democratica anche nel settore decisivo delle forze dell'ordine. Non è peregrino chiedere all'Unione di assumere a chiare lettere la decisione di scrivere la verità con il lavoro indispensabile di una Commissione parlamentare d'inchiesta. Alcuni esponenti dell'Unione lo hanno detto in occasione di riunioni pubbliche. Non è affatto superfluo ribadirlo e confermarlo nella stesura del programma. La documentazione non manca e possiamo fornirla alla fabbrica. Ecco perché è giusto, ogni tanto, parlare ancora di Genova. 18 Aprile 2005
american idiot (green day) traduzioneL'Americano Idiota Non voglio essere un idiota americano Non voglio una nazione controllata dai nuovi media E riesci a sentire il suono dell'isterismo? La subliminale America fottuta Benvenuto a un nuovo tipo di tensione Che attraversa tutta la nazione aliena tutto quanto non è fatto per andare bene Sogni televisivi di domani Non siamo quelli che devono seguire ed è abbastanza per discutere Beh, magari sono l'America omosessuale Non faccio parte del programma dei Redneck E adesso: facciamo la propaganda tutti insieme E cantiamo uniti nell'era della paranoia Non voglio essere un idiota americano una nazione controllata dai nuovi media Era dell'informazione dell'isterismo Questa la dedico all'Americano idiota berlusconi bis.... KE KULO ![]() 13 Aprile 2005
cambiamento di sfondo.....oggi, Gilda è riuscita a far cambiare lo sfondo di questa ke era una bellisima pagina web.
Ella ha costretto il nostro eroe, il fido rag.fantocci, a numerosi cambiamenti, sottoponendolo anche a torture degne di un girone dantesco... in bocca al lupo nuovo sfondo... spero ke tu saprai sostitutire degnamente il tuo predecessore... 29 Marzo 2005
![]() 25 Marzo 2005
ciao ragaCIAO RAGAZZI E RAGAZZE, è DA UN Pò KE NN AGGIORNAVO X VARI MOTIVI
BUT NOW I'M COMING BACK... 11 Dicembre 2004
titolo nuovo diario[dopo un mese così e così finalmente si può pubblicare (direttamente dal sito www.unita.it) una bella notizia fresca fresca
Dell'Ultri condannato a 9 anni per associazione mafiosa di red. Il senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, è stato condannato a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. A Gaetano Cinà, l'unico altro imputato, accusato dello stesso reato, sono stati inflitti sette anni. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Palermo dopo 13 giorni di camera di Consiglio. Il Tribunale, presieduto da Leonardo Guarnotta (a latere Giuseppe Sgadari e Gabriella di Marco) si era ritirato in camera di consiglio il 29 novembre scorso, nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli, a conclusione dell'udienza numero 256. Per Dell'Utri i pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo avevano chiesto la condanna a 11 anni di reclusione, mentre la pena di 9 anni era stata sollecitata per l'unico altro imputato del processo, Gaetano Cinà, presunto mafioso di Malaspina, finora incensurato, ma considerato il trait-d'union tra Palermo e Milano, tra Cosa Nostra e la Fininvest. «È evidente che è una sentenza che conferma la validità del materiale probatorio presentato ed è una sentenza che spazza via tutti gli insulti che ci sono stati rivolti durante questi sette anni», ha commentato il pubblico ministero Antonio Ingroia. Domenico Gozzo ha lasciato l'aula bunker di Pagliarelli senza fare dichiarazioni dopo la lettura della sentenza. «Prima di commentare va letta attentamente la sentenza, detto questo le condanne come le assoluzioni vanno rispettate», ha commentato a caldo il capogruppo Ds alla Camera Luciano Violante. L'esponente invita al rispetto sia «per la sentenza di Palermo che per quella di Milano». La requisitoria è durata per 18 udienze e al termine è stata depositata dai pm una memoria conclusiva di 2.500 pagine. Il collegio difensivo del senatore di Forza Italia, composto dagli avvocati Enzo ed Enrico Trantino e Roberto Tricoli, ha tenuto 25 udienze, producendo una memoria di 1.280 pagine. L'invito a comparire a Marcello Dell'Utri fu spedito il 20 giugno del 1996 e il dibattimento è iniziato il 5 novembre dell'anno dopo. Ben 270 i testimoni ascoltati, e fra loro una quarantina di collaboratori di giustizia, da Salvatore Cancemi a Francesco Di Carlo, fino a Gaspare Mutolo, Nino Giuffrè, Giovanni Brusca e Tommaso Buscetta, quest'ultimo sentito come teste della difesa. Era stato Cancemi a fare le prime dichiarazioni su Dell'Utri già il 18 novembre del '94. Fu così aperto il fascicolo-contenitore numero 6031/94, in cui sono confluiti via via moltissimi atti processuali, fino a formare un dossier processuale di centinaia di migliaia di pagine. In quest'ambito Silvio Berlusconi è stato indagato per cinque volte, e altrettante sono state le archiviazioni decise dalla Procura. 07 Dicembre 2004
TRAINSPOTTING L'INIZO E LA FINE![]() Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cavolo, scegliete lavatrice, macchina, lettore cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cavolo, scegliete il fai-da-te e il chiedetevi chi siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz, mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo di stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa cosí? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina? Io cambierò... Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto. Scelgo la vita. Già adesso non vedo l'ora. Diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cavolo, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole elettrico. Buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai-da-te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario di ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti maglioni, natali in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai. 06 Dicembre 2004
considerazioni post traumatiche...ieri ero una tigre in gabbia, inkazzato e dolorante x quello ke è successo nei recenti giorni, anzi nelll'ultimo mese...
Ho perso Michela, ok capita... Sono stato uno stronzo e me lo merito... Lei adesso sta con un altro, uno ke prima si definiva mio amico e poi invece me lo mette in kulo..va bene Inkazzatura quadrupla.. skazzi e mika skazzi!!! e fin li tutto bene Poi lui, Il Vil Marrano, inizia a trattare di merda la sua ex.. (stefania una mia cara amica) io gli dico bona, smettila... hai rotto il cazzo!!!! Lui nn la capisce, continua e poi... POI IL PATATRAC! SABATO SERA... CIRCOLINO ALTO c'eravamo tuttii dopo l'assemblea congressuale.. a un certo punto lui ricomiincia a trattare di merda stefy, lei esce piangendo, ilui la segue inkazzato! io ke faccio? Li seguo, arrivati a un certo punto vedo lui ke urla contro di lei, cerco di mettermi in mezzo x porlarla via e... MI TROVO PER TERRA CON UN LABBRO ROTTO E GRONDANTE DI SANGUE!!! Secondo Michela e quello la è stata solo una bambinata... il mio labbro e un referto del pronto soccorso nn dicono lo stesso!! VOI KE NE DITE? 01 Dicembre 2004
SCIOPERO GENERALE DEL 30 NOVEMBRE...piove governo ladro ![]() dal sito della CGIL di Bergamo 27 Novembre 2004
COMUNICATO STAMPA SINISTRA GIOVANILE SULL'OCCUPAZIONE DEL LICEO LUSSANAIGNORANTI...
COME LA MORATTI La Sinistra giovanile si esprime in modo netto e deciso contro gli atti di inciviltà che si sono verificati durante l’occupazione del Liceo Lussana. Vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai legittimi rappresentanti degli studenti che si sono spesi per evitare che la scuola fosse occupata da una minoranza che ha di fatto imposto la propria volontà a tutti gli altri. Non siamo di certo contrari alle occupazioni e alle autogestioni, anzi, la abbiamo praticate e sostenute più volte nel corso di questi anni, ma sempre nel rispetto sia del voto democratico della maggioranza degli studenti sia delle strutture scolastiche che consideriamo un po’ come la nostra “seconda casa”. Ciò che non possiamo tollerare è che certi “Movimenti Studenteschi” si arroghino il diritto di parlare e fare sempre a nome di tutti gli studenti anche davanti a una chiara contrarietà ai loro mezzi e ai loro metodi. Devastare la propria scuola per contestare la Moratti ci sembra un atteggiamento che non possiamo che definire “da veri ignoranti”, i quali non possono rappresentare nessuno se non loro stessi. Continuiamo a pensare che per contrastare il disegno della Moratti occorra invece impegnarsi per far si che le nostre scuole siano luoghi in cui gli studenti e le studentesse siano i veri protagonisti, liberi di scegliere, di protestare, di costruire la scuola che sognano. BERGAMO, 26 NOVEMBRE 2004 25 Novembre 2004
SE NON LI CONOSCETE (FAUSTO AMODEI)Se non li conoscete guardateli un minuto
Li riconoscerete dal tipo di saluto. Lo si esegue a braccio teso mano aperta e dita dritte Stando a quello che si è appreso dalle regole prescritte. È un saluto singolare fatto con la mano destra Come in scuola elementare si usa far con la maestra Per avere il suo permesso ad assentarsi e andare al cesso. Ora li riconoscete senza dubbio a prima vista Solamente chi è fascista fa questo saluto qui. Se non li conoscete è norma elementare Guardare la maniera con cui sanno marciare Le ginocchia non piegate vanno al passo tutti quanti Chi sta dietro dà pedate nel sedere a chi sta avantij Chi le piglia senza darle è chi marcia in prima fila Chi le dà senza pigliarle siano in dieci o in diecimila È chi un po’ meno babbeo sta alla coda del corteo. Ora li riconoscete senza dubbio a prima vista Solamente chi è fascista marcia in questo modo qui. Se non li conoscete guardategli un po’ addosso L'organica allergia che c'hanno per il rosso Non gli riesce di vedere senza scatti di furore Fazzoletti o bandiere che sian di questo colore Forse tu li paragoni a dei tori alle corride Ma son privi di coglioni e il confronto non coincide Si è saputo da un'inchiesta che li tengon nella testa. Ora li riconoscete come se li aveste visti Solamente dei fascisti sembran tori ma son buoi. Se non li conoscete guardate quanto vale Quel loro movimento che chiamano sociale Movimento di milioni ma milioni di denari Dalle tasche dei padroni alle tasche dei sicari Già eran chiare ad Arcinazzo le sue vere attribuzioni Movimento ma del cazzo come le masturbazioni Fatte a tecnica manuale con la destra nazionale. Li riconoscete adesso che sapete chi li acquista Solamente chi è fascista sa far bene da lacchè. Se non li conoscete guardate il capobanda È un boia o un assassino colui che li comanda Sull'orbace s'è indossato la camicia e la cravatta Perché resti mascherato tutto il sangue che lo imbratta Ha comprato un tricolore e ogni volta lo sbandiera Che si sente un po’ l'odore della sua camicia nera Punta a far l'uomo da bene fino a quando gli conviene. Ora lo riconoscete Almirante è sempre quello Con il mitra e il manganello ben nascosti nel gilet. Se non li conoscete pensate alla lontana Ai fatti di Milano e di Piazza Fontana Una volta andavan solo con 2 bombe e in bocca un fiore Mentre adesso col tritolo fan la fiamma tricolore E ora rieccoli daccapo contro la democrazia Con un dì con la Gestapo ora invece con la CIA Concimati dalle feci di quei colonnelli greci. Ora li riconoscete sti fascisti ste carogne Se ne tornino alle fogne con gli amici che han laggiù. 24 Novembre 2004
titolo nuovo diario![]() ![]() ![]() transameriika (MCR)![]() Un omaggio a Ernesto Guevara e Alberto Granado e del viaggio che i due compiono in moto tra il 1951 e il '52 attraverso l'America Latina, recentemente anche ricordato nel film prodotto da Robert Redford "I diari della motocicletta". Da una frase tratta dal libro-diario di Ernesto Che Guevara, "Latinoamericana", il resoconto del viaggio:"...Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d'Argentina, e colui che li riordina e li ripulisce, io, non sono più io: per lo meno, non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra "Maiuscola America" mi ha cambiato più di quanto credessi...". Nella foto: il concerto dei Ramblers nella Plaza de la Revolucion, Cuba dicembre 1997 Sei partito alla grande con Alberto e con la moto Siam venuti tutti quanti a salutarvi Con un augurio, un abbraccio, una risata e una bottiglia E le ragazze una lacrima ed un bacio Nel bagaglio avevate due coperte e un po' di mate Una chiave del 10 e fil di ferro Una mappa, qualche libro, un paio di indirizzi Hermanos, vayanse con Dios! Nonstante le cadute e le rotture del motore Avete attraversato il continente E scroccato da mangiare e sofferto freddo e fame E abbandonato la moto in rottami. Hai parlato con gli indios rassegnati ed impassibili Ai mineros dai polmoni avvelenati Ai lebbrosi sepolti in ospedale giù all'inferno E li hai portati nel ricordo con te Addio, non perderti Resta allegro come sei Dalle piste di Temuco Alle vette di Abancay Tieni gli occhi sempre aperti Custodisci l'ultima idea Noi ci prepariamo a seguirti TRANSAMERIKA Ho sentito che da allora sei diventato grande Comandante vittorioso e poi ministri Che hai sfidato dittatori e per anni li hai beffati E che adesso tutto il mondo ti conosce. Ma a noi piace ripensare alla tua voglia di partire Alla moto caricata all'impossibile Agli scherzi di Alberto, alla sete di avventura E' un bel modo per dire libertà Addio, è il capolinea So che non ritornerai A Quebrada de lo Yuro Ti aspettavano i macellai Ti hanno mostrato ai giornalisti Hanno detto "Eccolo, è lui" Regna l'ombra su Valle Grande TRANSAMERIKA Addio, dormi tranquillo Perché non finisce qui L'avventura è ripartita Resta intatta l'ultima idea E da qualche parte del mondo C'è qualcuno come te Che prepara un nuovo viaggio TRANSAMERIKA 16 Novembre 2004
titolo nuovo diariose oggi, il CAVALIERE e i suoi PADANI possono esercitare con tanta protervia la loro LIBERTÀ lo devono a chi lottando e morendo RESISTENDO ci donò un futuro e DEMOCRAZIA SINISTRA GIOVANILE così come siamo, orientati al futuro RIUNIONI CIRCOLO SG MOMPRACEM ogni martedì alle ore 21.00 in via san lazzaro 33 (edificio triangolo-piano terra) per info DANIELE 3207063946 circolosgbergamo@hotmail.com www.sgbergamo.it ![]() 13 Novembre 2004
L'AVVELENATA (FRANCESCO GUCCINI)Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni; va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il "crucifige" e così sia, chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato... Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante, mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d' un cantante: giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo, e un cazzo in culo e accuse d' arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta... Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa, però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia; io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi: vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso... Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare, godo molto di più nell' ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare... se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo... Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista! Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare! Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento? Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento. Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro: compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco! Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni, voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni... Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate! Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso, mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare: ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto! 08 Novembre 2004
giusto o sbagliato![]() 04 Novembre 2004
ARAFAT STÀ MORENDO l'anagrafe egiziana Arafat e' nato il 24 agosto 1929 al Cairo, ma lui sostiene di esser nato il 4 agosto dello stesso anno a Gerusalemme e alcune biografie ne attribuiscono i natali a Gaza o in altre localita'. Anche il suo nome sarebbe Mohammed o Abdul Rahman e Yasser solo un nomignolo familiare.
La sua adesione alla causa palestinese risale ai primi anni Cinquanta, quando frequenta l'universita' al Cairo. Nel 1956 partecipa alla guerra di Suez nelle fila dell'esercito egiziano. Successivamente va in Kuwait e fonda nell'ottobre 1959 Al Fatah, un movimento di liberazione che, dopo la creazione dell'Olp nel 1964, ne diventera' la principale componente. Entra in clandestinita' e riappare, dopo la guerra del 1967, con il nome di battaglia di Abu Ammar. Supera indenne il 'settembre nero' del 1970, quando re Hussein scatena una repressione militare contro i feddayn e lo caccia dalla Giordania: il quartier generale dell'Olp si trasferisce a Beirut. L'invasione israeliana del Libano nel 1982 lo costringe a spostare la direzione Olp a Tunisi. Musulmano sunnita, nel 1992 sposa la propria assistente, la cristiana Suha Tawil, da cui ha una figlia. Nel settembre 1993, dopo trattative segrete tra Olp e Israele mediate dalla Norvegia, riesce ad arrivare alla storica firma della Dichiarazione di principi comune e alla indimenticabile stretta di mano con il premier israeliano Yitzhak Rabin a Washington, che gli vale il Nobel per la pace. Nel 1994, dopo 27 anni di esilio, Arafat torna nei territori palestinesi e alla guida dell'Anp, nata in seguito agli accordi di Oslo. Nel 1996, con l'87,1% dei voti, e' eletto presidente dell'Anp. Dopo il fallimento degli accordi di pace di Wye Plantation e con l'inizio della seconda Intifada, nel settembre 2000, la leadership di Arafat viene apertamente messa in discussione da Israele e dagli Stati Uniti, che lo accusano di incoraggiare il terrorismo, e anche da settori palestinesi: quelli radicali che lo considerano troppo 'morbido' e quelli che denunciano la corruzione della sua gestione politica e chiedono una riforma dell'Anp. Dal dicembre del 2001, Arafat viene tenuto confinato nel suo quartier generale di Ramallah, che fino a maggio 2002 viene assediato dai carri armati israeliani per rappresaglia contro i crescenti attentati esplosivi che Israele gli rimprovera di non fermare. Sotto la pressione degli Stati Uniti, ideatori della ''road map'' per la pace in Medio Oriente, nel marzo 2003 Arafat nomina primo ministro palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas), considerato un interlocutore piu' credibile per i negoziati. Tra Arafat e il premier da lui designato si creano pero' da subito dei contrasti sulla linea da tenere, interpretati dagli osservatori come la dimostrazione che il vecchio rais non ha nessuna intenzione di vedere scavalcata la sua leadership. Il 6 settembre dello stesso anno Abu Mazen si dimette e il rais lo sostituisce subito con Abu Ala (Ahmed Qrea), presidente del parlamento palestinese e architetto degli accordi di Oslo sull'autonomia della Palestina. Pochi giorni dopo il governo israeliano decide di espellere il presidente dell'Autorita' nazionale palestinese (Anp) dai Territori, provocando grandi manifestazioni di protesta da parte dei suoi sostenitori. Arafat in risposta al provvedimento afferma: ''Nessuno mi caccera'''. LE FOTO PRINCIPALI DEL LEADER PALESTINESE ![]() |